Architettura e scuola: gli insospettabili significati contenuti nel progetto del Gadda.

Abbiamo chiesto a Carla Dibenedetto, che per molti anni ha insegnato nella nostra scuola, di ricostruire il percorso che ha portato alla costruzione del Gadda e di analizzare alcune caratteristiche dell’edificio. La ringraziamo di cuore per l’impegno nella stesura dell’articolo e per gli spunti di riflessione che ci ha offerto.

Buona lettura a tutt* 🙂

Capita comunemente di non prestare attenzione agli ambienti che si frequentano ogni giorno, di indirizzare occhiate distratte e disinteressate, o anche insofferenti, agli spazi in cui si trascorrono molte ore della giornata e questa abitudine spesso ci impedisce di percepire e apprezzare risvolti e significati interessanti, che stanno racchiusi nella storia di quei muri, di quelle architetture. Li abitiamo, ma non li conosciamo veramente.

E’ quanto accade anche per il nostro istituto, costruito 40 anni fa (1977) e dietro il quale sta un’idea progettuale insolita e ricca di significato. Proviamo, allora, a illustrarla.

Tanto per iniziare, va detto che l’edificio che accoglie l’Istituto C.E. Gadda risale alla fine degli anni ’70 ed è nato da un progetto studiato appositamente per dare vita a una scuola. Infatti il primo nucleo dell’istituto era collocato in una sede provvisoria, ospitato in alcuni locali messi a disposizione dalla Parrocchia di Dugnano; dovendo, però, dargli una sede stabile, nacque la necessità di sviluppare un progetto specifico, che venne affidato a uno studio di architettura. Fonti di quegli anni affermano che lo studio avesse legami con Vico Magistretti, un famoso architetto milanese tra i più conosciuti e apprezzati a livello nazionale e internazionale.

La scuola sarebbe sorta su un ampio terreno di proprietà della Provincia, inserito tra la linea ferroviaria delle Nord e il corso del fiume Seveso –area collegata facilmente sia al centro paese, sia alle arterie che uniscono Paderno a Milano e all’hinterland.

Questa premessa è importante perché la fisionomia dell’edificio va compresa in relazione agli anni di costruzione e all’ estetica allora preponderante in architettura.

A quel tempo, infatti, le costruzioni rispondevano ad alcuni criteri che privilegiavano:

  • La linearità nell’impatto visivo

  • La razionalità e la funzionalità nell’articolazione degli spazi

  • L’uso del cemento grezzo lasciato come rifinitura delle parti esterne e interne

A questo proposito vale la pena segnalare un’opera dello stesso Magistretti che, tra le molte realizzazioni visibili anche a Milano, costituisce un termine di confronto suggestivo con la fisionomia del nostro istituto: si tratta del Municipio di Cusano Milanino, che l’architetto ideò nel 1969.

 

Chi vuole rendersi conto personalmente, può osservare che la struttura del municipio richiama le linee e il gusto che si ritrovano anche nell’architettura del Gadda, edificio progettato nel medesimo decennio.

Spesso proprio sulla struttura architettonica del Gadda, e su come viene percepita dagli studenti, circola una definizione, diventata ben presto uno stereotipo tramandato di classe in classe: all’istituto si attribuisce il soprannome di “gaddatraz”, lo si descrive come una sorta di prigione, sottolineandone l’aspetto oppressivo, senza tuttavia conoscerne l’origine e le motivazioni contenute nel progetto originario.

Nel tentativo di correggere una percezione così negativa, che non rende giustizia alla concezione dell’edificio, vediamo di fornire qualche elemento critico più fondato e più aderente alla realtà delle cose. E per fare questo, passeremo in rassegna le caratteristiche esterne e interne della scuola, accompagnandole con qualche riflessione.

Partiamo dall’entrata. Chi entra dal cancelletto pedonale e guarda l’istituto, può notare che la struttura si compone, grosso modo, di un elemento orizzontale, su cui si eleva un elemento verticale che gli conferisce lo slancio in altezza. Domina l’uso del cemento grezzo, a differenza del Municipio di Cusano in cui il materiale usato è il cotto; viene ripresa, invece, la linearità dei corpi orizzontale e verticale, che compongono l’insieme.

 

Procedendo nel giardino, troviamo una rampa d’accesso che accoglie studenti e lavoratori della scuola, in un simbolico invito ad entrare.

Tutt’attorno una vasta area verde incornicia il perimetro della scuola e offre un affaccio molto gradevole alle aule. Non sono molte le scuole che possono vantare di essere inserite in un parco così ampio, dove è possibile effettuare le ore di Educazione Motoria all’aperto, quando la stagione lo consente.

L’aspetto dell’edificio è povero di elementi decorativi e questa scelta risponde all’intenzione di richiamare idealmente l’immagine di una fabbrica; anche l’elemento verticale potrebbe suggerire l’idea di una ciminiera, presenza immancabile del paesaggio industriale.

Che senso ha ospitare una scuola in una struttura che assomiglia a una fabbrica?

L’idea da cui nasce il progetto è racchiusa proprio qui, cioè nel pensare che una scuola sia lo spazio dove docenti e studenti, insieme, possano costruire sapere e saper fare, conoscenze e competenze, in un ciclo continuo di assimilazione e produzione, proprio come in una fabbrica, ma in questo caso si può parlare in modo più appropriato, di una “ fabbrica della cultura”. Idea tanto ambiziosa, quanto interessante!

esterno Gadda

L’esterno del Gadda 1977

Diamo ora uno sguardo agli interni: che cosa troviamo? Che cosa li caratterizza?

Gli interni sono molto articolati; corridoi e rampe collegano aule di varia ampiezza e laboratori in un complesso che, al primo approccio, può dare la sensazione di un labirinto, dove scale e rampe si rincorrono; risaltano l’essenzialità dello stile e l’organizzazione razionale dei vari ambienti, che presentano come elemento funzionale e decorativo, insieme, l’uso di colori vivaci soprattutto nelle aree dedicate all’attività didattica. Il grigio del cemento, che domina all’esterno e nelle pareti di alcuni corridoi, viene acceso dall’azzurro dei pavimenti di linoleum, dal giallo del grande tubo di areazione passante attraverso le classi, dal blu dei tendaggi e degli stipiti delle porte e dal rosso del mattone a vista nelle pareti delle aule. L’elemento insistito del colore interrompe la monotonia del grigio e scalda gli interni dove si svolgono le lezioni, inoltre identifica gli elementi della costruzione secondo la loro funzione.

interno gadda

Gli elementi di colore in un laboratorio

Questo particolare ci permette di istituire un altro confronto interessante con un’opera grandiosa del Novecento e tra le più visitate della capitale francese: il Beaubourg.

Infatti, proprio in quegli anni (1977) un altro architetto italiano tra i più celebrati e apprezzati al mondo, Renzo Piano, progettava, assieme a Gianfranco Franchini e Richard Rogers, il Centre Georges Pompidou – soprannominato Beaubourg dalla via in cui sorge a Parigi – edificio che ospita il Museo Nazionale di Arte Moderna, oltre a una delle maggiori biblioteche al mondo specializzata in arti visive.

Renzo Piano

Particolare dell’esterno del Centre Georges Pompidou

In questo progetto rivoluzionario, all’esterno, sono ben visibili tutte le strutture e le tubature dell’edificio, ognuna con un colore diverso a seconda della rispettiva funzione: il blu per l’aria, il giallo per l’elettricità, il verde per l’acqua, il rosso per gli ascensori e le scale mobili. Queste ultime, che attraversano la vetrata della facciata ovest, conducono i visitatori ad ammirare dall’alto il panorama di tutta Parigi.

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Le scale mobili della facciata ovest Fonte: By Mister No, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55191641

Renzo Piano definì la struttura con queste parole: “Il centro è come un’enorme navicella spaziale fatta di vetro, acciaio e tubature colorate che atterra inaspettatamente nel cuore di Parigi, dove metterà rapidamente radici profonde».

Come si può constatare, l’elemento del colore è stato utilizzato anche negli interni del nostro edificio scolastico, con un risultato che non sempre viene notato da chi lo frequenta.

Proseguendo nell’esplorazione della struttura, si può osservare come risalti la presenza della luce, che penetra nelle aule e nei corridoi attraverso ampie vetrate. Fino a un po’ di anni fa i corridoi erano delimitati da porte a vetri che trasmettevano un senso di leggerezza e rendevano luminosi gli spazi. Ora la legge sulla sicurezza ha imposto di sostituirle con le porte cieche, meno belle ma più sicure.

Ancora un’osservazione sulla scelta dei materiali, in particolare il mattone, presente nei muri divisori delle classi e nei corridoi dove si affacciano le aule. Il mattone conferisce un bel colore rosso agli ambienti e richiama quell’idea di officina a cui si ispira l’intero edificio, inoltre ricorda “il cotto”, materiale da costruzione tipico dell’area lombarda (pensate a quante chiese ed edifici, artistici e non, sono stati nel tempo realizzati in cotto, prodotto con l’argilla raccolta dai terreni lungo il corso del Lambro e…. cotto, appunto, nelle fornaci, sorte numerose nella zona della Brianza). La scelta del cotto rimarca il forte legame col territorio, che trova eco nell’intitolazione della scuola a C.E. Gadda, “il Gran Lombardo” come è stato definito dalla critica, grandissimo scrittore milanese del XX secolo.

I murales

Da ultimo, vale la pena spostare l’attenzione sui murales, visibili in buona parte dei corridoi che conducono ai piani alti di Amministrazione e Grafica.

Sulle pareti dei corridoi campeggiano diversi murales raffiguranti elementi geometrici colorati alcuni dei quali affiancati da scritte, quasi degli slogans, a integrazione dell’immagine. Ebbene, questi lavori sono stati realizzati nel 1985 da gruppi di studenti, che hanno elaborato un progetto specifico e lo hanno poi trasferito sulle pareti. Eccone alcuni esempi.

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Che cosa rappresentano?

Le immagini si ispirano a un artista svedese, Oscar Reutersvard (1915-2002) autore di opere da lui chiamate “prospettive giapponesi”, che riproducono forme rappresentate in contemporanea da più punti di vista, eppure collegate tra loro in un unico corpo; ne risultano, così, “forme impossibili” e illogiche dal punto di vista dello spazio e in grado di creare illusioni ottiche. Tali forme tridimensionali che ci trasferiscono in una dimensione immaginaria e misteriosa, richiamano lo stile di altri grandi artisti del ‘900, quali l’olandese M.C. Escher (1898-1972) noto per la sue realizzazioni grafiche complesse e contorte, dalle prospettive inusuali.

Ai murales del Gadda si accompagnano anche frasi prese dal testo di un filosofo italiano, Mario Perniola, riguardanti il rapporto tra arte ed economia, una tematica per certi versi inerente all’indirizzo di Amministrativo presente in istituto.

L’argomento non era semplice, ma senza dubbio stimolante e gli studenti, guidati dai loro insegnanti, ne hanno fatto oggetto di studio e sperimentazione, coerentemente con la linea, appunto maxi-sperimentale, del Gadda di quegli anni.

In sintesi: la presenza di colori vivaci, il ricorso alla luminosità diffusa e alla versatilità degli spazi, l’adozione di rampe, alternative all’impiego tradizionale delle scale, l’esistenza di ampi spazi verdi rientrano nelle scelte progettuali che rivelano l’attenzione degli architetti a creare un ambiente confortevole e funzionale alle molteplici esigenze di una scuola, frequentata in modo preponderante da adolescenti.

E la loro centralità è testimoniata anche dalla presenza dei murales, attraverso cui proprio gli studenti divengono “co-autori” nel definire l’estetica dell’istituto.

Le annotazioni fin qui riportate mettono in evidenza quanti richiami a esempi e figure della storia dell’arte e dell’architettura siano presenti nella struttura del Gadda, tutti elementi che meritano di essere conosciuti soprattutto da quanti ne abitano quotidianamente gli spazi.

L’auspicio è che innanzi tutto, d’ora in poi, si abbia una maggiore consapevolezza di quanti significati sono sottesi al progetto dell’edificio, si possa inoltre apprezzarne l’originalità e, in definitiva, guardando con occhi nuovi il proprio luogo di studi e di lavoro, vi si riconosca quel valore aggiunto che si traduce in un accresciuto senso di benessere.

 

Escher Cubo con nastri

Escher, Cubo con nastri

Escher La casa delle scale

Escher, La casa delle scale

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StoryWeaver: tante storie per bambini, in tante lingue. Tutte open source

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StoryWeaver, il sito: https://storyweaver.org.in/

 

La presentazione del sito di StoryWeaver tradotta in italiano:http://nilocram.free.fr/storyweaver/StoryWeaver.htm

Tutte le storie tradotte in italiano: https://storyweaver.org.in/search?query=italiano

La pagina web del progetto europeo eTwinning che si propone di tradurre 50 storie di Storyweaver in quattro lingue diverse: https://twinspace.etwinning.net/50592

Le storie di StoryWeaver lette in inglese a Libriamoci al Gadda: https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=utNfO532qwY

Le storie tradotte finora dalle nostre classi: https://storyweaver.org.in/users/24632-lida-balloni

Il post sul blog di StoryWeaver che presenta l’esperienza della nostra scuola:
https://storyweaver.org.in/v0/blog_posts/224-meet-our-community-roberto-marcolin

Tweet con la presentazione di una versione multimediale della storia “Come il leone ottenne la sua criniera”:
https://twitter.com/23cose/status/973457174860128256 creata con Audacity e Canoprof.

Una raccolta di tweet su traduzioni in italiano e letture:
https://twitter.com/i/moments/935594656632623104

Altre storie in versione multimediale:
https://roberto-marcolin.canoprof.fr/eleve/Didi_e_il_tesoro_colorato_gen_web.zip
https://roberto-marcolin.canoprof.fr/eleve/ghum-ghum_eleve

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Le indicazioni per la traduzione nel sito di StoryWeaver: https://storyweaver.org.in/translation_tools_and_tips

E qui invece la traduzione italiana: frama.link/G_RFy8QW

Un video tutorial su come tradurre una storia in StoryWeaver:
https://youtu.be/M6djrUgemp8

Il canale YouTube di StoryWeaver

BiblioBox: cos’è e come funziona?

Forse in pochi sanno di cosa si sta parlando quando si accenna ad una “BiblioBox”. Una biblioteca portatile? Un box per riporre libri? Una stanza segreta collocata in una biblioteca abbandonata? Nulla di tutto questo o, con fantasia, un po’ di tutto ciò!

Innanzitutto, il merito di quanto qui scriveremo, è tutto di questo sito che vi consigliamo di consultare per essere aggiornati e per reperire informazioni più approfondite: http://bibliobox.wikispaces.com/

Che cos’è?: Un dispositivo portatile che consente di accedere alle risorse digitali senza bisogno di una connessione internet. La BiblioBox permette di scambiare contenuti liberamente. È una preziosa occasione per mettere a disposizione degli utenti opere di pubblico dominio, ma anche contenuti distribuiti con licenze Creative Commons o altre licenze aperte.

Come funziona?: La Bibliobox funziona attraverso un router TP-Link MR-3020 e una chiavetta USB. È necessario avere un dispositivo in grado di collegarsi alla rete wireless (smartphone, tablet, computer). Una volta connesso, l’utente può scaricare o caricare dei contenuti digitali. Per gestire l’interfaccia di consultazione si può utilizzare Calibre, un programma per gestire le librerie digitali; si può esportare la libreria, creando un catalogo in HTML tramite Calibre2opds.

Dove trovare le BiblioBox e come condividerle?:  Se vuoi aggiungere la tua Box alla mappa, puoi inserire le tue segnalazioni direttamente da Crowdmap. Puoi vedere la mappa delle Box qui.

Se hai qualche dubbio puoi trovare una piccola guida nel pdf qui.

 

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